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Genoa-Juventus 3-1

Dal black friday al black sunday il passo è breve, L’ironia sottile e sinistra è presto servita su un piatto d’argento in una domenica che definire nera è poco. Sconfitta pesante, e solita perdita di pezzi della truppa, soprattutto un Dani Alves cui la stagione pare compromessa. Nero pece. Profondo. 3 a 1 senza appelli, giustificazioni ed attenuanti. Per stare in tema potrei meglio definire la giornata da “black out” per come l’interruttore di approccio e gestione gara  sia passato sulla modalità off. Il crollo verticale non colpevolizza certi uomini o certi accorgimenti tattici e consente una visione della sconfitta abbastanza lapidaria. Non era giornata per una Juve troppo brutta per essere vera. Il confine tra il metabolizzare presto la caduta come incidente di percorso e il far suonare campanelli d’allarme di un certo pessimismo è molto sottile. La verità è come sempre nel mezzo. Al di là dei risultati fin qui positivi c’è un’ evidente difficoltà di produrre gioco, ancora farraginoso e lento in molti tratti delle partite fin qui disputate. Vuoi per forma fisica, vuoi per qualche nodo tattico da sbrogliare, vuoi per assenze, vuoi per quel che sia. Il pragmatismo e la compattezza  forgiata nel fuoco della truppa ha fatto  si di superare molti ostacoli, non tutti, ma quasi, ma quando cala anche quella tensione cadiamo in una certa apatia a noi non abituale. L’obbiettivo qualificazione raggiunto a Siviglia con le unghie e con i denti ha di fatto staccato la spina, cosa che abbiamo pagato a caro prezzo, soprattutto quando trovi avversario assatanato. Pensavamo di poter risolvere la questione con una gestione attenta e tranquilla, ma non era giornata di basso ritmo e cinismo. Il Genoa ci ha preso per il collo dai primi minuti. Ha corso, picchiato, aggredito, mettendoci al centro del ring senza che avevamo però le forze di controbattere. I 90 minuti di Marassi saranno la miccia che trasformerà i borbottii in proclami di chi da inizio stagione lamenta una carenza di gioco della squadra, e iniezioni di fiducia alla concorrenza. I 90 minuti di Marassi potranno essere la chiave di volta dell'annata. Saranno l'inizio della fine. La fine del'inizio. Saranno tutto e niente. Saranno una pagina triste che tocca leggere ogni tanto. Può succedere. Saranno quello che saranno. Oggi, ciò che conta adesso, sono uno schiaffo che può essere molto utile per far rinvigorire l’animo in futuro. Il saggio Allegri aveva predicato attenzione al terreno minato che sa essere Genova, ma non è servito. E' pienamente consapevole che la truppa non è al top, e che forse ha fin qui anche ottenuto più di quello che ha dato. Respinge le accuse, sa che più avanti avrà più benzina, più idee, più fluidità, più luicidità.  Sa di aver mantenuto un'ottima rotta in mezzo a qualche onda di troppo. Oggi. Domani chissà. Ai posteri l’ardua sentenza, anzi, al futuro più prossimo che ci sia, ovvero sabato prossimo. Tutto pare fatto apposta per testare su quale linea di confine siamo messi. Arriverà la squadra più in forma del Campionato, ovvero la giovane e lanciatissima Atalanta. Sarà settimana lunga, lunghissima, densa di tonnellate di chiacchiere, previsioni, analisi. Tutti si sentiranno allenatori. Tutti ci attenderanno al varco. Non c'è momento migliore per rispedire al mittente le critiche come che la sbucciatura inizi un pò a sanguinare. Arrivano i momenti migliori, dove dobbiamo rispondere sul campo. Vorrei fosse domani. 

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