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Juventus-Atalanta 3-1

L’immagine di Mandzukic che esce caracollante e sanguinante dal campo va sulla copertina di un Juventus-Atalanta che conserverò con cura nella memoria. Non è incontro da Hall of Fame, questo è certo, ma ben pensandoci racchiude molti significati evidenziando ancora una volta, se mai ci fosse ancora bisogno, quale sia la base per una lunga striscia di successi. E’ stata una settimana dove si sono sprecate molte chiacchiere, molti appunti, in un vorticoso giro di parole dove la critica spesso è stata giusta ma altrettanto straboccato i confini. Se il calcio è sport sempre in evoluzione, storicamente  aperto a mille novità tattiche di molti scienziati della materia, la visione dei 90 minuti è consigliata non su questa direzione ma sarà altrettanto utile. Arrivo al dunque. Al di là di qualità tecniche e moduli, la base che fa rimanere competitivi sempre e comunque nel tempo sta nella spirito di gruppo e sacrificio. In tal senso la partita è lo spot perfetto. La difesa segna e l’attacco difende. Il croato, in copertina, gioca la partita perfetta per lotta e abnegazione premiata con un gol. El Pipita si adegua al nuovo ruolo più a disposizione della squadra. Spesso spalle alle porta, spesso di sponda, spesso troppo altruista. Encomiabile e utile x duttilità, almeno fin quando non rientrerà l’amico Dybala. La difesa fa il suo e oltre ( segna ) e il centrocampo in cerca ancora di geometrie perfette torna però reattivo e veloce. Attendevo con trepidazione il ritorno in campo della squadra dopo lo scivolone di Genova, e il binomio “vincente-convincente” era facilmente pronosticabile perché va bene sbagliare una partita ma due no. Farlo però con tale spirito battagliero ha dimostrando la camaleontica forza di una squadra che sa essere più cattiva di una cosiddetta provinciale quando occorre, ovvero batterla con le sue stesse armi. Qui sta forse il segreto, quel qualcosa in più che manca agli altri. La voglia di lasciarsi alle spalle la sconfitta della settimana scorsa ha inciso certo, ma non è la prima volta che si mostra evidente tale atteggiamento. Anzi, per alcuni è una normalità. Come quella punta che anche con punteggio favorevole corre dietro 50 metri un avversario per prendere il pallone. Finché ci sarà questo spirito, non c’è nulla da temere. 

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