JUVENTUS-MILAN 3-2 Pirlo Giovinco Chiellini  

Cronaca

 

Tramite corsa e cuore, molta grinta e colpi tecnici, rimontiamo l'ennesimo svantaggio e battiamo il Milan dopo un pirotecnico 3-2. Di questi tempi subire il gol è come una tassa fastidiosa che ci tocca pagare, costringendo ogni volta la truppa a faticosa e sudata salita  Ho stentato a credere di trovarmi sotto di un gol dopo venti secondi, e la consapevolezza dell'accaduto non mi è giunta nemmeno guardando più volte il tabellone luminoso. Pagato dazio a velocità supersonica, possiamo iniziare a giocare la partita, e devo dire che il grande merito è stato quello di non subire il contraccolpo psicologico del funesto e rapido svantaggio. Testa bassa per 15 minuti arrembanti, di Juve vecchio stile assetata di sangue. Abbiati capitola su punizione di Pirlo, dopo il quarto d'ora di fuoco e fiamme, e la gara si assesta sul solito leitmotiv d'inizio stagione: squadra avversaria rintanata nella propria metà campo, e noi presi ad attaccare con encomiabile impegno ma poca lucidità. Non vedo ancora i soliti inserimenti e verticalizzazioni, la manovra è a tratti farraginosa, ma con lo scotto europeo ancora presente, desidero solo poter portare a casa i 3 punti, ed evitare di finire ancora impantanati nelle secche di un mezzo passo falso dopo tanto correre inutile e passività avversaria. Non vorrei ingurgitarmi un'altro boccone amaro, ma per fortuna la svolta arriva dalla panchina, con gli inserimenti dei freschi Pogba e Giovinco. Quest'ultimo, più croce che delizia per molti tifosi, si scrolla di dosso dubbi e paure segnando un gol di pregevole fattura, ma soprattutto d'importantissimo peso specifico. Quello che ci voleva per la formica atomica, impolverato in panchina ed in cerca di giusta gloria. 2-1: le cose sono state rimesse a posto. L'espulsione di Mexes ed il 3-1 di Chiellini dovrebbero far scorrere i titoli di coda sulla partita, ma siccome non sarebbe comprensibile e giusto rovinare la media "tiri subiti/gol presi" e la trama di questi tempi che prevede molta sofferenza, Muntari segna ancora con un tiro da fuori. 3-2: sorprese ed emozioni terminate. Vittoria liberatoria, necessaria, soddisfacente. La sesta su sette partite di Campionato. Al di là delle tante disquizioni tecnico/tattiche e stato di forma messo sott'esame in quest'inizio stagionale, i numeri parlano chiaro. Siamo sempre lì. Protagonisti e mai domi. L'ha detto il Generale alla vigilia del match. Lasciamo rumoreggiare e sperare i nemici. Noi tiriamo dritto per la nostra strada.  

 

 
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L'allarmante dato statistico, oltre i miseri due punti in classifica, sta' nel numero di bestemmie accumulate in 180 minuti di Champions League. L'avventura europea che tutti noi abbiamo atteso con entusiasmo e trepidazione, è fin qui un misto di sangue avvelenato, travaso di bile e rodimento di fegato. Ricordo poche partite in passato come quelle di Copenaghen e di ieri sera dove si è gettato alle ortiche in maniera così palese  la vittoria, ed i conseguenti punti molto preziosi.  I potenziali e fattibilissimi 6 , vista l'inconsistenza mostrata dagli avversari e le occasioni avute, sono rimasti alla fine solo 2, un pò pochini soprattutto ora che la prossima fermata sarà Madrid. Il caso va accuratamente studiato, e non più sorvolato come ho fatto nel recente passato. Il ripetersi di questi primi tempi lunatici e da carburazione lenta come un motore diesel, salvo poi esplodere a pieno regime se in svantaggio, mi fa pensare ad una squadra ancora "imballata", non so se più fisicamente o mentalmente. Ottimisticamente penso più alla prima ipotesi, evitando  i commenti già catastrofistici di molti tifosi, ai quali consiglio calma e sangue freddo. Vada che non siamo in un periodo brillante, mancando fluidità e ritmo nel gioco, e su questo non ci piove, ma lascio agli studiosi del caso le più svariate teorie sulle cause. Il mio cruccio è che comunque la partita si era raddrizzata dopo la frittata difensiva che aveva dato il vantaggio ai turchi, chiusi e ben ancorati nella propria metà campo per tutta la partita. Che comunque i 3 punti fondamentali sarebbero arrivati, e meritatamente, lasciando le disquisizioni tecnico tattiche sulle migliorie da fare alla squadra in clima più sereno. E invece no, questa Coppa fa sempre dannatamente soffrire, non concede nulla, e sa punirti dolorosamente. Non dà molto spazio alla fortuna. All'episodio. Al fato. Ci abbiamo messo del nostro, disattenti e svagati appena segnato il gol del sorpasso, ma certo è che paghiamo sempre un conto salatissimo non appena cala la concentrazione. Seconda offensiva dei turchi, secondo gol. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Poco da dire. In generale un gioco che decolla a fatica, troppi sprechi davanti e ogni disattenzione difensiva pagata cara. Questo il non benevolo riassunto delle prime due tappe in Europa, equivalenti a due bocconi amari. Amarissimi. 

Due vittorie sfumate, contro avversari abbordabili. Il rammarico è fin qui enorme. All'orizzonte, a definire il nostro destino, la doppia sfida con il Real Madrid. Preoccupante, ma stimolante. Difficile, ma non impossibile. Ad oggi per qualcuno impari, ma tempo per ecuperare forma e lucidità l'abbiamo. Gli stimoli poi, dentro certe gare affascinanti, fanno la differenza. La chiave di volta del nostro futuro contro il Real, che dirà con molta serenità se meriteremo di proseguire il cammino. Se così sarà, come credo e spero, invito già ora a non salite sul carro tutti quelli che oggi ci danno già per morti. 

 

 

 

 

 

 

 
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Al di là dei momenti, dei chiacchiericci, del lato estetico o quant'altro, il derby è una partita solo da vincere, e la missione è stata compiuta. Con il minimo sforzo, senza concedere nulla agli avversari, e condimento polemico a fine gara. Direi quasi perfetto. Il Toro rimane fermo nel suo secolare digiuno di vittorie e gol, opponendo una difesa ad oltranza e niente  più, denotando una scarsezza tecnica sconcertante. La Juve, per contro, pare non voglia troppo approfittarne, partendo con il solito atteggiamento di quest'ultimo periodo, ovvero un pò sonnacchioso e quasi di studio, prima di spingere un poco sull'acceleratore dopo 45 minuti che definire soporiferi è poco. Quest'approccio ancora un pò soft devo ancora comprenderlo, sebbene il Toro di oggi non ha destato preoccupazioni, e permesso di controllare la gara fin da subito anche a ritmo blando. Sarà, ma qualche aspettativa in più era auspicabile nella ripresa, ed è infatti bastata qualche verticalizzazione veloce per aprire dei varchi alla trincea granata, dopo che il fortino avversario è stato  percorso lungo il suo perimetro senza far danni. Una zuccata di Pogba ( anche lui oggi meno esuberante del solito ma sempre dannatamente utile tanto da vederlo ormai inamovibile nell'undici titolare...) ha deciso il match, un lampo dopo qualche briciola d'emozione sparsa qua e là in zona nemica, soprattutto grazie a un Tevez sempre in movimento e molto lucido. Morale: 0-1 senza troppa corsa, ardore, ed agonismo, mentre Buffon, visto l'ora in cui si è giocato il match, si è goduto una pausa pranzo lunga 90 minuti. Analisi che accetto trattandosi di derby,  per una Juve quasi intenzionata a centellinare uomini ed energie visto l'avversario fermo all'angolo in attesa del ko. Con l'abituale grinta e ritmo di cui siamo capaci, avremmo fatto di un sol boccone i granata, parsi più che mai timorosi nel loro guscio. Pare studiata e di chirurgica efficacia questa rotazione di uomini e dispendio fisico, che finchè supportata da risultati positivi accettiamo di buon grado. L'ho scritto dopo la gara con il Chievo di come la tattica e l'atteggiamento del nostro Generale sia cambiata nei confronti della truppa, cui manca ancora effervescenza e ardore, per quanto sia probabilmente ancora in una fase di lavoro fisico importante in vista della stagione lunghissima e calendario infido e fitto. Intanto, per questa notte, conta aver vinto l'ennesimo derby e non aver lasciato ancora nulla ai granata, se non qualche scaramuccia verbale da dopo gara. Da comprendere dopo secolari diguni, e dal non aver tentato nemmeno di vincerlo contro una Juve dai giri del motore bassi, e però comunque in totale controllo. Da gustare  sì, decisamente.    

 
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Pare proprio non voler cambiar trama la storia di queste ultime partite. Abbiamo pronosticato varie vie sulle quali potessero direzionarsi queste sfide tutte in salsa veronese del  post Copenaghen,   ed invece tra gol subiti, faticosi recuperi e molti cambi nulla è cambiato. Con le unghie e con i denti, ed una buona dose di fortuna, abbiamo preso altri tre punti contro il Chievo, che tradizionalmente porta a sfide spigolose e sempre ricche di gol. A Verona è andata in scena l'ennesima conferma di come il nostro Generale abbia cambiato decisamente tattica d'assalto in questa prima parte della stagione, attingendo a piene mani su tutta la rosa a disposizione. Questione fisica o mentale non è dato a sapersi, come  se non sia un'attenta opera di mantenere gli stimoli e la concentrazione giusta di una truppa reduce da stagioni vincenti.  Cambiando qualche fattore nell'undici titolare il risultato non cambia. L'approccio è sembrato ancora una volta un pò leggero, poco cattivo e lento nei movimenti, e solamente il tradizionale gol subito, gentilmente offerto alla prima disattenzione difensiva, ha ridestato gli animi. Certo è che non lasciare neppure un'occasione agli avversari è impresa ardua, sebbene badino maggiormente alla difesa del proprio fortino, ma la la percentuale del 100% ( prima occasione concessa e subito gol..) comincia a preoccupare. Di sicuro l'orgoglio dentro la reazione nervosa non manca,  ed ancora una volta la salita dello svantaggio è stata superata.  Sull'episodio arbitrale che ha scatenato il solito puiferio mediatico sorvoliamo, come sempre facciamo, anche quando ne siamo danneggiati. Detto questo, ciò che conta è ottimizzare al massimo, soprattutto in questa fase iniziale che pare una sorta di banco di prova per tutti. Vedo qualche palato fino storcere il naso per il turnover, per un gioco ancora da lubrificare e qualche amnesia difensiva. Rimanete calmi. Confido sempre nel Generale, sebbene tuttora lo veda molto pensieroso, studioso e pungolatore nell'orgoglio di ognuno fino a sfiorare, chissà, l'autolesionismo. Scrutando l'orizzonte c'è un lunghissimo cammino d'affrontare. Il Generale lo sa, e si lascia scorrere tutto addosso, macinando punti tra cambi, sofferenza e orgoglio. Come sempre. Come conta fare.

 
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Dopo gli sprechi europei avevo pronosticato, tenendo presente di come la ruota gira, che a breve potessimo vincere una partita in goleada oppure con un solo tiro in porta. Entrambe le cose non sono capitate nella gara di domenica, incanalata su altro percorso romanzesco. Il discusso attacco che ha fatto cilecca a Copenaghen mette sugli altari della gloria la coppia offensiva Llorente-Tevez, quest'ultimo piacevole conferma delle sue qualità e dell'immediato ambientamento, mentre il primo riemerso dalle secche di un'inizio stagione trascorso in panchina. In molti si erano già lanciati in critiche stucchevoli, nel sottile e perverso gioco di affibbiare con estrema rapidità l'etichetta di oggetto misterioso, volgarmente detta "bidone". Il tempo è stato galantuomo, e fornito al gigante basco il primo scorcio di luce dopo la penombra iniziale. La zuccata vincente è dose massiccia di fiducia ed entusiasmo. Riguardo l'Apache poco da dire. Oltre il gol pregevole ci mette come al solito tanto movimento e tanta grinta, giocando con una personalità e naturalezza di un veterano perfettamente al corrente dei meccanismi e ritmi del resto della squadra.  La rabbiosa reazione che ha partorito i due gol che hanno ribaltato il risultato è il miglior segnale che ci ha lasciato la partita, segnata purtroppo ancora dal differente cinismo offerto sulle due sponde. Su quella avversaria è ancora presente, tanto da esser  puniti ancora al primo tiro subito, da parte nostra invece scarseggia, causa leggerezza e poca cattiveria in fase conclusiva. Potevamo chiudere la partita in più di un'occasione, e concedersi un finale più sereno oltre il risicato 2-1. E' capitato spesse volte durante la scorsa stagione che la montagna di occasioni ed elevato possesso palla partorisse un topolino. Succede. Oggi conforta lo spirito e la voglia che ci mette sempre la truppa, tra qualche doveroso cambiamento di formazione in un calendario fittissimo. Il Mister ha dato il segnale. C'è bisogno di tutti, fin da subito. 

 

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